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Bollettino Dilit, Dilit
International House, Roma 2000
Imparare
insegnando:
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Si corrreggono i compiti. Invita uno studente a condurre la correzione. Presenta il nuovo testo Fa’leggere il testo. Fa’svolgere gli esercizi 1 e 2 a pag. 40. Compiti per casa: scrivere il testo nella forma “io”. |
A questo punto lo studente prepara una possibile presentazione, elaborando
da solo ciò che deve presentare. Può anche cambiare la scaletta e inserire
ad es. giochi ed esercizi di propria invenzione
[2]
Durante la lezione vera e propria gli studenti coordinatori
possono affidare la moderazione ad altri compargni, con uno svolgimento di
questo tipo:
[3]
Insegnate: Chi fa lezione oggi? Studente coordinatore: Io. Facciamo l’esercizio nr. 1. Chi conduce la
correzione? Stud1: Io. Chi corregge? Stud2: Io. Stud1: Chi comincia? |
Durante la preparazione i coordinatori vengono invitati a riflettere con una
serie di domande su tre aspetti: preparazione sul tema (ricerca di
informazioni da varie fonti), modalità di presentazione (eventuali attivittà
aggiuntive con giornali, musica, fotografie, ecc.), ruolo come insegnante.
Inoltre ai coordinatori viene consegnata una lista su tecniche di
presentazione e moderazione allo scopo di fornirgli un certo sapere didattico.
Questi i punti che vengono portati come esempio per la presentazione di un
ascolto:
[4]
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Quello riportato è solo un esempio, che non vale come assoluto per tutti
gli ascolti. Ogni insegnante fornirà il proprio modello, oppure offrirà
diversi procedimenti da far scegliere. In uno sviluppo successivo dell’LdL
si è pensato a elaborare la modalità di esecuzione insieme con lo studente
coordinatore, in modo da portare alla luce le strategie individuali.
Infine, lo studente rriceve una lista di frasi per dare indicazioni in L2, ad
es.:
Facciamo un esercizio – Chi corregge, per favore? – Per favore, aprite
il libro – Alt, c’è un errore – Puoi ripetere, per favore? – Chi mi
può aiutare? ecc.
Il fatto di parlare solo in L2 dà agli studenti la possibilità di usare la
lingua in una situazione autentica.
L’esperienza dimostra che l’assumere il ruolo di specialista accresce
nello studente la sicurezza di sé, e che il fatto di essere a turno
insegnanti e studenti favorisce un’atmosfera amichevole e una motivazione
intrinseca.
D’altra parte però le lezioni hanno in genere dei ritmi lenti, cosa che
può essere recepita dagli altri come piacevole o noiosa. Inoltre l’applicazione
dell’LdL richiede maggiore lavoro a casa, una richiesta pesante per un
alunno del ginnasio o impossibile per chi lavora.
In una inchiesta condotta nel 1991 su 312 insegnanti in Germania, di cui il
60% liceali, il 66% ha dichiarato di usare l’LdL. Di questo gruppo il 16% lo
usava raramente, il 68% qualche volta, il 14% spesso e l’1,9% sempre.
Nella maggior parte dei casi l’LdL veniva applicato per ripetere un tema,
quasi mai per introdurne uno nuovo.
In una lezione fatta dagli studenti l’insegnante non è più l’unica
fonte di sapere e perde la sua centralità. Per questo Martin ritiene
necessaria una formazione specifica, che faccia riflettere sul proprio ruolo
come “organizzatore dei processi di apprendimento”. Questo implica anche
un mutamento retorico, per cui frasi del tipo: “Adesso vorrei fare un po’di
grammatica” sono da sostituire con “Che vorreste fare adesso?”, oppure
“ora continuo col libro” con “ora continuate col libro”, allo scopo di
sviluppare negli studenti la coscienza della propria responsabilità, anziché
renderli semplici portavoce dell’insegnante quando moderano la lezione.
Inoltre il farsi da parte dell’insegnante implica un maggiore lavoro di
preparazione con gli studenti coordinatorri e rrichiede competenza didattica.
Quando fa lezione, dà egli stesso esempi di presentazione ed è quindi tenuto
a riflettere a sua volta sulla qualità del suo agire didattico.
Durante il seminario da me frequentato la discussione dei partecipanti
verteva sul ruolo dell’insegnante, quello “reale”, in un approccio del
genere. Personalmente però mi preoccupava più quello dell’insegnante “teorico”.
Abbiamo visto delle riprese videofilmate di lezioni fatte dagli alunni di
J.-P. Martin e alcune idee di presentazione e di giochi con immagini, lucidi
ecc. erano molto carine e divertenti, però si rifacevano a una figura di
insegnante frontale, classico, fonte di sapere. È vero che delega la
conduzione per correggere un esercizio, però rimane lì, al centro, in piedi.
E lo studente segue questo modello perché non conosce altro, anzi, magari gli
viene detto esplicitamente di fare così. Dovendo tradurre l’espressione LdL
in italiano per svrivere questo articolo ho pensato a “lezione autogestita”.
Ecco, credo che questa sia l’ammirevole intenzione, ma non mi sembra
corrispondere alla realtà (e per questo non l’ho tradotta così). Se “lezione
autogestita” significa ad es. permettere l’uso di personali strategie e di
svolgere il lavoro senza insegnante, perché far fare proprio il ruolo dell’insegante
che sta davanti e fa correggere gli esercizi? L’LdL, pur ritenenndosi un
principio e non un metodo, di fatto si basa sul presupposto metodologico che l’insegnante
è centrale, e per dare centralità allo studente gli si conferisce dunque la
centralità dell’insegnante. È vero che in una lezione del genere uno
studente è centrale anche per altri motivi (deve prepararsi da solo il tema,
elaborarlo), ma gli altri intanto devono aspettare il loro turno. E se a
lezione eventualmente possono assumersi il compito di correggere o far
correggere un esercizio, lo fanno sempre secondo la relazione
insegnante/domanda e studente/risposta. Sarebbe interessante sapere quanto
spesso queste lezioni si trasformino in un bel lavoro di gruppo tra pari. Ma
quando 20-25 studenti lavorano insieme, quanti di questi partecipano
attivamente in plenum e quanti non dicono mai una parola per il semplice
motivo che “il pubblico” li intimidisce, o perché si sta annoiando,
perché è disinteressato, insomma per tutti quei motivi che ad es. in un
lavoro in coppia, più “intimo”, vengono arginati? E perché poi studenti
del liceo dovrebbero avere competenza didattica, se non vogliono diventare
insegnanti?
Infine, nel seminario sono stati mostrati solo esempi di lezioni di ripasso,
ed il fatto che gli studenti non siano ritenuti all’altezza per introdurre
un nuovo tema, così come il fatto di dargli una scaletta e indicazioni
metodologiche, mi ha suscitato ulteriori perplessità di fronte alla tesi di
“democratizzazione” che l’LdL sosterrebbe.
Nonostante queste perplessità ho voluto provare, incuriosita da quello che
avrebbero tirato fuori gli studenti. Un mio corso all’università popolare,
giunto alla fine del famoso libro e desideroso di ripetere, si è dichiarato
disponibile a tentare l’esperimento. Erano cinque perrsone, per cui le
lezioni preparate sono state solo tre, preparate sempre in coppia, con una
signora che ha lavorato due volte. Non ho dato informazioni didattiche di
nessun tipo, loro hanno scelto i temi tra quelli che volevano ripetere nel
libro, ed hanno inventato da soli delle attività di ripasso. Il libro usato
era stato Linea Diretta 1, il gruppo era abituato a lavorare in coppia
ed era molto affiatato e solidale, nonostante ci fossero tra loro grandi
dislivelli di competenza linguistica, venutisi a creare nei 2 anni e mezzo
dall’inizio del corso (circa 80 ore). Il primo gruppo aveva scelto come tema
il vocabolario della casa, a cui poi di fatto ha aggiunto le preposizioni di
luogo. Le due signore hanno trafugato tutta la mobilia della casa delle
bambole alle figlie, con dei pezzi veramente molto belli. A lezione hanno
sparso sul tavolo i mobili e hanno detto:
“Arrediamo la nostra nuova casa. Cominciamo dal salotto”. Poi ogni
studente riceveva a turno una carta con delle istruzioni, che doveva leggere
ad alta voce e poi eseguire. Le istruzioni ad es. erano: “Accanto all’armadio
c’è uno scafale e sopra un vaso”. Con questo procedimento hanno arredato
una stanza dopo l’altra e alla fine sul tavolo c’era tutta la casa in
ordine. La lezione è stata divertente e tutti erano soddisfatti.
Il secondo gruppo ha scelto come tema le indicazioni stradali ma anche loro
ci hanno messo dell’altro. Hanno preparato un gioco, una specie di rally da
fare su una cartina del centro di Roma, che hanno distribuito ad ogni
compagno. In questo rally, che parte da Piazza S. Pietro, bisogna passare per
delle tappe seguendo le indicazioni fornite su un foglio a parte scritto a
mano (v. la trascrizione nell’allegato). Ad ogni tapa si deve prendere una
lettera dal nome della piazza o del monumento. Finito il rally, le lettere
formano le parole “Tanti auguri” (si trattava dell’ultima lezione prima
di Natale). A questi auguri si aggiunge “e alla salute”, che gli studenti
devono dedurre come conseguenza del penultimo quesito (10.- “Hai fatto!
Perche sei molto sete bevi una … alla spina! Prende la seconda lèttera!
11.- “A… S…!”). Competata la frase, le due coordinatrici hanno tirato
fuori un prosecco con bicchieri.
La terza lezione è stata preparata l’ultimo giorno del semestre dai più
“deboli” del gruppo, che hanno voluto trattare il tema gastronomico. Si
sono presentati con una parmigiana di melanzane fenomenale ed hanno chiesto
agli altri di indovinare gli ingredienti e la ricetta, mangiando ovviamente
ognuno la sua porzione.
Credo che l’LdL muova da nobili sentimenti, ma purtroppo nel seminario da
me frequentato si è presentato come un tentativo di mettere in mezzo lo
studente (in mezzo, non al centro), senza però mettersi in discussione. In
una lezione autogestita l’insegnante dovrebbe tirarsi da parte del tutto e
aiutare solo se richiesto. E anche così non so se l’LdL funzionerebbe,
visto che gli studenti non hanno competenza didattica e non vedo perché
dovrebbero averla: non è abbastanza farli lavorare da soli a un testo, un
ascolto, un esercizio? Le mie poche esperienze personali dimostrano solo che
un gruppo affiatato e piccolo lavora bene insieme, indipendentemente dal fatto
che quel giorno sono due di loro a tenere le redini. Le attività proposte nel
mio corso sono state fatte in cerchio attorno a un tavolo, perché quella era
la posizione di sempre e io sono sempre rimasta l’insegante che conoscono in
quei casi, vale a dire che ho osservato in silenzio e sono stata interpellata
in rari momenti di dubbio (rari non perché questi studenti fossero bravi, ma
perché non erano interessati a verificare ogni cosa). Domande del tipo “Che
significa …” venivano ovviamente rivolte a chi aveva preparato la lezione
e eventuali errori sono stati corretti spontaneamente tra loro. Il rally non
è stato fatto tutti insieme, gli studenti a lezione hanno lavorato da soli,
mentre quelli che l’avevano preparato rispondevano a eventuali domande.
Anche nell’arredare la casa i coordinatori si sono limitati a distribuire le
carte e a segnalare il passaggio da una stanza all’altra. Se si può parlare
di buona riuscita di queste lezioni, nel senso che non hanno annoiato e l’atmosfera
è rimasta “tra pari”, dipende dal fatto che nel gruppo c’era già
integrazione e si lavorava volentieri in modo autonomo.
Se parliamo dell’LdL come parte integrante della formazione di futuri
insegnanti non madrelingua, bisognerebbe davvero riflettere e far riflettere
di più sul ruolo dell’insegnante, e prevedere una seria formazione accanto
all’apprendimento della lingua straniera. Ma a quel punto, sarebbe un’altra
cosa.
Nelle normali classi di leceo invece, una possibile applicazione dell’LdL
potrebbe essere la preparazione di unità didattiche col computer, cosa che
genera una forte motivazione negli studenti giovani, li toglie dal ruolo
classico del’insegnante a lezione, e li rende allo stesso tempo competenti e
ricercatori nelle applicazioni di nuove tecnologie.
[1]
Da: Abendroth-Timmer, Dagmar, manoscritto per la Sez. 8 “Approcci
alternativi di didattica e apprendimento” della conferenza internazionale
per insegnanti di tedesco, Amsterdam, 1997.
[2]
Nel caso gli studenti non abbiano tempo di farlo da soli per motivi
di lavoro, la preparazione può anche essere fatta con l’aiuto dell’insegnante
durante una lezione, mentre gli altri fanno qualche esercizio di
ripetizione.
[3] ibid.
[4] ibid.